Papa Francesco visita la casa-museo del Beato Giuseppe Puglisi

Il Pontefice in visita a Palermo nel XXV Anniversario del martirio del Beato Giuseppe Puglisi

Statua lignea del Beato Giuseppe Puglisi

Realizzata da alcuni artisti di Bolzano, presentata alla cittadinanza e benedetta il 26 maggio 2013

Medaglione in bronzo

Indica il punto in cui Padre Pino Puglisi venne ucciso per mano mafiosa

Foto di vita

Alcune foto esposte nel soggiorno della casa-museo in cui visse il Beato Giuseppe Puglisi

L'armadio con i paramenti del Beato Giuseppe Puglisi

La casa-museo conserva l'armadio della camera da letto del Beato Giuseppe Puglisi con i suoi paramenti

Foto ricordo dell'intera comunità museale dell'AMEI con Papa Francesco

I nostri volontari in udienza privata da Papa Francesco, un'iniziativa dell'Associazione Musei Ecclesiastici Italiani di cui fa parte la casa-museo

Venerdì 24 maggio 2019 la comunità museale dell'Associazione Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI), guidata dalla presidente Domenica Primerano, di cui fa parte la casa-museo del Beato Giuseppe Puglisi in quanto il Centro di Accoglienza Padre Nostro ne è socio, è stata ricevuta in udienza privata dal Santo Padre. Così, il gruppo di volontari impegnati nell'accoglienza e nella guida dei visitatori presso la casa-museo si è recato a Roma. Riportiamo di seguito il discorso della presidente Domenica Primerano (AMEI) e di Papa Francesco. Il testi sono tratto integralmente dagli articoli pubblicati sul sitto www.amei.biz.

Il discorso della Presidente al Papa

"Santo Padre, La ringraziamo di cuore per averci accolto: per tutti noi è una grande gioia poterla incontrare, parlarle del nostro lavoro all'interno dei musei ecclesiastici, delle nostre speranze, delle nostre difficoltà.
Spesso la parola ‘museo’ viene utilizzata per indicare un luogo polveroso, che si colloca al di fuori della quotidianità delle persone e delle urgenze che la società affronta, giorno dopo giorno. Un luogo da frequentare solo in caso di pioggia per una sorta di dovere al quale, almeno una volta, ciascuno deve sottoporsi. Un luogo che nei più incute soggezione, perché ideato da specialisti nelle singole discipline e rivolto essenzialmente ad altri specialisti. 
Per molto tempo il museo è stato proprio questo, inutile negarlo. Da alcuni decenni tuttavia il museo inteso come tempio elitario della cultura, dell’arte, della scienza, incapace di confrontarsi con la vita che pulsa fuori dalle sue mura, è stato messo in discussione. Oggi tutti noi sappiamo che occorre uscire da questa logica. Solo rovesciando l’idea stantia di museo che troppo spesso ha connotato questa istituzione, il nostro lavoro può avere senso. 
Amei, attiva dal 1996, sta operando per trasformare i nostri musei in luoghi ospitali, inclusivi, vivaci, in grado di saper accogliere e parlare a ogni tipo di pubblico. Di più! Siamo convinti che i musei, ed in particolare quelli ecclesiastici, possano contribuire a cambiare la vita delle persone promuovendo la consapevolezza che tutti apparteniamo ad una comunità universale, composta da un puzzle di culture e di fedi diverse; una comunità che può ospitare ogni sincero cammino religioso e ogni autentico percorso umano. 
Dobbiamo esercitare uno sguardo ampio, capace di cogliere la complessità del presente e accettarne le sfide. Non è semplice, ma ci proviamo, mettendo in campo la passione che ci fa amare il nostro lavoro e ci consente di affrontare le molte difficoltà che incontriamo ogni giorno, non ultimo il tenace pregiudizio di chi ci pensa impegnati soltanto a proporre un’evangelizzazione forzata. Non è questo il nostro compito.
Come Lei, Santo Padre, ci ha insegnato, occorre costruire ponti, aprire porte e finestre per fare entrare il suono e le voci di un mondo con cui dialogare. E il nostro terreno di scambio è il patrimonio che custodiamo, valorizziamo, comunichiamo: l’arte che tende “all’oltre e all’altro rispetto al finito”, che consente di varcare frontiere, di intuire l’assoluto, di aprire gli occhi e i cuori a una nuova dimensione dell’esistenza. 
Forse non si è ancora compreso a pieno il ruolo strategico dei nostri musei, formidabili luoghi di contatto in grado di coinvolgere persone che non frequentano più la chiesa, fornendo loro utili chiavi di lettura per comprendere il significato dell’arte sacra. Rivolgendoci alle scuole, dai piccoli delle materne agli universitari, trasmettiamo i valori enunciati dal Vangelo attraverso la conoscenza del patrimonio di arte e fede che la Chiesa ha tramandato; favorendo l'incontro con l'altro, comunque inteso, e il rispetto per la diversità culturale. Ci impegniamo ad abbattere le barriere tangibili e intangibili che generano esclusione sociale facendo dei nostri musei spazi accessibili dal punto di vista fisico, culturale, cognitivo, sensoriale. Andiamo in carcere, negli ospedali, nelle case di riposo perché chi non può raggiungerci possa avvicinare la bellezza e trarne conforto. Progettiamo iniziative per fare entrare in museo chi di norma non lo frequenta, poveri, senza tetto, migranti, facendoli diventare protagonisti di un'esperienza di autentica crescita interiore.
Stiamo vivendo tempi difficili e il disorientamento è grande. Morte, violenza, guerra, terrorismo, razzismo, intolleranza, egoismo, odio, sfiducia, paura sono le parole che oggi ricorrono più spesso. Di fronte a tutto questo anche un museo deve fare la sua parte. Noi ci proviamo. Ma abbiamo bisogno del sostegno convinto della Chiesa, che il Suo pontificato sta profondamente cambiando. 
Lei ci insegna che "sognare non è mai troppo". Bene. Noi vogliamo sognare il futuro, un futuro migliore per la nostra società, per i nostri figli, un futuro nel quale le potenzialità dei nostri musei siano comprese e possano esprimersi al meglio. Con il Suo sostegno, saremo ogni giorno, nel lavoro e nella vita, "artigiani della speranza".

Il discorso di Papa Francesco per AMEI

Cari fratelli e sorelle,

vi do il benvenuto, a partire dalla Presidente, che ringrazio per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro; al direttivo, al Direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI e a tutti voi, cari operatori e operatrici, che a diverso titolo prestate il vostro servizio, anche volontario, presso i musei delle diocesi o degli istituti religiosi in Italia.

La storia della vostra Associazione testimonia la risposta all’esigenza di coordinare e mettere in dialogo le numerose e variegate realtà museali, grandi e piccole, che sono presenti in Italia e, grazie a Dio, sono in continua crescita. I musei ecclesiastici infatti sono accomunati da una medesima missione: documentare «visibilmente il percorso fatto lungo i secoli dalla Chiesa nel culto, nella catechesi, nella cultura e nella carità» (Lettera circolare sulla funzione pastorale dei musei ecclesiastici, 2001).

Nell’Enciclica Laudato si’ ho ricordato che il patrimonio storico, artistico e culturale, insieme al patrimonio naturale, è ugualmente minacciato. Esso è parte dell’identità comune di un luogo e base per costruire una città abitabile. Bisogna integrare la storia, la cultura, l’architettura di un determinato luogo, salvaguardandone l’identità originale, facendo dialogare il linguaggio tecnico con il linguaggio popolare. È la cultura intesa non solo come i monumenti del passato, ma specialmente nel suo senso vivo, dinamico e partecipativo (cfr n. 143). Per questo è fondamentale che il museo intrattenga buone relazioni con il territorio in cui è inserito, collaborando con le altre istituzioni analoghe. Si tratta di aiutare le persone a vivere insieme, a vivere bene insieme, a collaborare insieme. I musei ecclesiastici, per loro natura, sono chiamati a favorire l’incontro e il dialogo nella comunità territoriale. In questa prospettiva è normale collaborare con musei di altre comunità religiose. Le opere d’arte e la memoria di diverse tradizioni e stili di vita parlano di quella umanità che ci rende fratelli e sorelle.

Il museo concorre alla buona qualità della vita della gente, creando spazi aperti di relazione tra le persone, luoghi di vicinanza e occasioni per creare comunità. Nei grandi centri si propone come offerta culturale e di rappresentazione della storia di quel luogo. Nelle piccole città sostiene la consapevolezza di una identità che “fa sentire a casa”. Sempre e per tutti aiuta ad alzare lo sguardo sul bello. Gli spazi urbani e la vita delle persone hanno bisogno di musei che permettano di gustare questa bellezza come espressione della vita delle persone, la loro armonia con l’ambiente, l’incontro e l’aiuto reciproco (cfr Laudato si’, 150).

So bene che per voi questo lavoro è una passione: passione per la cultura, la storia, l’arte, da conoscere e da salvaguardare; passione per la gente delle vostre terre, al cui servizio ponete la vostra professionalità. E anche passione per la Chiesa e la sua missione. I musei in cui operate rappresentano il volto della Chiesa, la sua fecondità artistica e artigianale, la sua vocazione a comunicare un messaggio che è Buona Notizia. Un messaggio non per pochi eletti, ma per tutti. Tutti hanno diritto alla cultura bella! Specie i più poveri e gli ultimi, che ne debbono godere come dono di Dio. I vostri musei sono luoghi ecclesiali e voi partecipate alla pastorale delle vostre comunità presentando la bellezza dei processi creativi umani intesi ad esprimere la Gloria di Dio. Per questo cooperate con i vari uffici diocesani, e anche con le parrocchie e con le scuole.

Mi congratulo con voi perché curate la vostra formazione, per garantire una preparazione generale aggiornata anche presso i centri di studio ecclesiastici, oltre alla preparazione specifica nei diversi settori di competenza. Penso ad esempio al corso svolto quest’anno nella Pontificia Università Gregoriana. Ma anche al lavoro capillare di informazione e di comunicazione dei musei attraverso i media, le giornate di formazione e i contributi a riviste specializzate. Incoraggio anche le iniziative che portate avanti insieme con gli archivi e le biblioteche, mettendo in sinergia le vostre professionalità e la vostra passione. Insieme a volte si va più adagio, ma sicuramente si va più lontano!

Molti di voi si dedicano al dialogo con gli artisti contemporanei, promuovendo incontri, realizzando mostre, formando le persone a linguaggi di oggi. È un lavoro di sapienza e di apertura, non sempre apprezzato; è un lavoro “di frontiera”, indispensabile per continuare il dialogo che la Chiesa sempre ha avuto con gli artisti. L’arte contemporanea recepisce i linguaggi a cui specialmente i giovani sono abituati. Non può mancare questa espressione e sensibilità nei nostri musei, attraverso la sapiente ricerca delle motivazioni, dei contenuti e delle relazioni. Nuove persone si possono avvicinare anche all’arte contemporanea sacra, che può essere luogo importante di confronto e di dialogo con la cultura di oggi.

Cari amici, estendo a voi l’invito che ho fatto a tutta la Chiesa in Italia a camminare sulla strada tracciata con l’Esortazione Evangelii gaudium. E penso anche che l’altra Esortazione, più recente, sul tema della santità – Gaudete et exsultate – vi riguarda in modo particolare, perché i musei ecclesiastici sono anche risonanza della santità del Popolo di Dio. È affascinante questa prospettiva! Ma prima di tutto ricorda a tutti noi che siamo chiamati a diventare santi, dentro il santo Popolo fedele di Dio. La santità è la più vera bellezza della Chiesa. Una bellezza che dà senso e pieno valore anche al vostro servizio alla Chiesa e nella Chiesa, che vi apprezza e vi ringrazia. Per questo vi benedico e vi incoraggio. E anche voi, per favore, pregate per me.

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